Non era un ritorno programmato, almeno non in questo periodo dell’anno, ma quando un’amica si trasferisce a Siviglia e si presenta l’occasione di un weekend lungo che faccia comodo a entrambi, come si fa a dire di no? E poi, diciamocelo, l’Andalusia è una di quelle regioni che ti rimangono dentro e che, appena puoi, hai voglia di riscoprire. Avendo già visitato Siviglia nel 2024, ho colto la palla al balzo per aggiungere due nuovi tasselli alla mia collezione andalusa: Cadice e Cordova. Tre città, un weekend lungo e la solita, irrefrenabile voglia di vedere tutto quello che riesco senza dover chiedere un mutuo o farmi ricoverare al rientro! Sono partito venerdì 16 ottobre 2026 alle 7 del mattino, diventate poi le 9 grazie agli immancabili ritardi aerei, e sono rientrato lunedì 19 alle 23, quando in teoria avrei dovuto essere già a casa da un’ora. Insomma, quattro giorni e due ritardi: la compagnia aerea ha voluto contribuire a modo suo alla pianificazione del viaggio! Per fortuna, a differenza della prima volta, quando nel 2024 ero dovuto andare fino a Milano per prendere l’aereo, stavolta ho potuto sfruttare la nuova tratta Firenze-Siviglia. Prendere l’aereo praticamente sotto casa è una comodità che crea dipendenza!
Non è un errore di battitura: iniziamo l’itinerario vero e proprio dal giorno 2! Venerdì 16 e lunedì 19 ottobre sono state due mezze giornate scarse, che ho sfruttato per godermi Siviglia e recuperare alcuni posti che non ero riuscito a vedere nel 2024. Ma di questo parleremo nell’ultimo paragrafo! Il contrasto tra l’eredità romana, la grandezza della città islamica, la cultura ebraica e l’Andalusia dei patios fioriti: questa è Cordova. Qui le civiltà non si sono semplicemente succedute, ma hanno lasciato tracce una accanto all’altra. E la sua bellezza non si trova soltanto nei grandi monumenti, ma anche nelle piazzette silenziose, nei vicoli larghi quanto un fazzoletto e nei dettagli che si notano solo camminando senza fretta. Arriviamo alla stazione verso le 11:30: grazie all’alta velocità, da Siviglia bastano appena 40 minuti di treno. Ci dirigiamo subito verso il centro storico, con un obiettivo ben preciso: immergerci in tutte le epoche che hanno plasmato la città. La prima tappa è il suo monumento simbolo: La Mezquita-Catedral. I biglietti si possono comprare direttamente sul posto alle biglietterie automatiche oppire sul sito ufficiale. Una camminata di circa 25 minuti e ci ritroviamo davanti a uno dei luoghi più sorprendenti d’Europa: una foresta di colonne, archi bicolori e mosaici, in cui convivono cappelle cristiane e una cattedrale costruita nel cuore dell’antica moschea. Un concentrato di storia che racconta conquiste, trasformazioni e culture meglio di qualsiasi libro di scuola. Usciti dalla Mezquita, il resto del centro è praticamente a portata di passeggiata. A pochi minuti troviamo la Sinagoga, piccola ma preziosa, visitabile gratuitamente e tra le pochissime sinagoghe medievali conservate in Spagna. Poi via a perdersi nei vicoli, tra cui la celebre Calleja de las Flores: pareti bianche, vasi di fiori alle finestre e, puntuale, la torre della Mezquita che spunta in fondo a ogni prospettiva. Instagram ringrazia, i turisti pure: sabato 17 è una giornata bellissima, ma anche caldissima e il centro è preso d’assalto. Nei vicoli stretti si procede a passo di lumaca, ma pazienza: fa parte del gioco!
Verso pranzo ci spostiamo nella zona dei Los Patios, uno dei volti più caratteristici di Cordova. Dietro le facciate bianche si nascondono cortili privati trasformati in piccoli giardini, tra fiori, balconi, vasi e fontane. Un mondo discreto, custodito all’interno delle case, che racconta una tradizione fatta di incontri tra famiglie e vicini. Lungo Calle San Basilio si trovano diversi patios visitabili: l’ingresso è gratuito, ma è gradita un’offerta per contribuire alla manutenzione. Per noi, oltre che una meraviglia da fotografare, sono stati anche un prezioso rifugio dal caldo torrido! Dopo la pausa floreale torniamo verso la Mezquita, passando dal Puente Romano, da cui si gode una splendida vista sul monumento e sul profilo della città. Poi abbandoniamo i vicoli medievali per raggiungere Plaza de la Corredera, che ricorda un po’ la Plaza Mayor di Madrid. Qui Cordova cambia faccia: piazza ampia, negozi, bancarelle e tanta vita. Poco distante si trovano anche i resti del Tempio Romano, ampiamente restaurati. Diciamo che dal punto di vista estetico non sono esattamente il pezzo forte della città, ma restano una testimonianza concreta dell’antica Corduba, importante centro romano. Dopo questa full immersion tra arabi, romani ed ebrei, riprendiamo la strada verso la stazione passando da Plaza de las Tendillas, dove troviamo una piccola fiera di moda e una gran quantità di curiosi. Una giornata intensa, tra storia, vicoli, fiori e temperature decisamente poco autunnali. E ancora una volta, la Spagna mi ricorda quanto sappia trasmettere un senso di libertà e fantasia!
Cordova, dove le civiltà non si sono semplicemente succedute: hanno lasciato tracce una accanto all'altra
Cadice era la città che più desideravo visitare in Andalusia. Mi sono impegnato non poco per incastrarla con i mezzi pubblici e, per poco, non sono riuscito nemmeno a partire! A causa di una gara podistica di cui ignoravo completamente l'esistenza, ho rischiato di perdere il treno delle 8:27 dopo aver aspettato quasi mezz'ora, invano, la navetta per la stazione. Per fortuna, trovare un taxi in giro è abbastanza semplice e, devo ammetterlo, i prezzi sono onesti. Il viaggio in treno dura circa un'ora e mezza, non molto meno di quanto servirebbe in auto: ulteriore conferma che in Andalusia ci si può muovere tranquillamente anche senza noleggiare una macchina. Ad attendermi trovo una città praticamente deserta. In Spagna la domenica è sacra e sembra che il 90% degli esercizi abbia deciso di rispettare il riposo settimanale! Riesco comunque a fare colazione con il classico café y tostada nell'unico bar aperto e poi inizio a perdermi tra i vicoli dei quartieri popolari: El Barrio Santa María, El Pópulo ed El Mentidero. Mentre ammiro i balconi colorati, continuo a pensare a quanto Cadice mi ricordi La Valletta, la capitale di Malta, che avevo visitato proprio nel giugno dello stesso anno. Questa somiglianza, unita all'atmosfera un po' troppo tranquilla della domenica, ha probabilmente contribuito alla mia sensazione di parziale delusione. Non fraintendetemi: Cadice è bella, ma forse mi aspettavo qualcosa di diverso. Cordova, alla fine, mi ha sorpreso di più, anche perché l'ho vissuta come una scoperta completamente nuova. Girovagando tra i vicoli, ci si ritrova spesso nella piazza della splendida Cattedrale oppure in quella del Mercato Centrale. E potevo mai farmi mancare una visita al mercato? Ovviamente no! Peccato che il vero mercato, quello con i banchi di carne e pesce freschi, fosse chiuso. A disposizione restava soltanto l'area esterna con le taperie, ovviamente il cibo non conosce riposo settimanale. Mi sposto nuovamente verso El Mentidero per salire sulla Torre Tavira Non sarà certo un grattacielo, ma dalla cima si gode una vista a 360° su tutta la città. Cadice appare come un'isola di tetti chiari sospesa tra il cielo e l'oceano: uno di quei panorami che meritano tantissimi scatti. Il biglietto costa 5,50 € e si può acquistare direttamente sul posto. Una volta sceso, proseguo verso l'Atlantico attraversando la vivace via principale del Barrio de la Viña tra ristoranti, palme e installazioni luminose. Qui ho avuto la netta impressione che l'atmosfera dia il meglio di sé la sera, quando le luci si
accendono e i locali si riempiono di vita. Peccato non averla vista in quel momento, forse così Cadice mi avrebbe conquistato di più. Ma si sa, non tutte le città scattano la scintilla al primo incontro...e magari anche lei merita una seconda possibilità! Prima di pranzo decido di allungare ancora un po' il giro e, con una camminata di una decina di minuti, raggiungo il Parque Genovés. Tra le varie installazioni avevo adocchiato un lago artificiale con cascatelle, popolato da diverse specie di uccelli. A prima vista potrebbe sembrare un elemento un po' fuori contesto rispetto al resto della città, e invece il risultato è sorprendentemente armonioso. Una piccola oasi verde che non ti aspetteresti di trovare proprio qui! Tornando verso il Barrio de la Viña, passo davanti al Castillo de Santa Catalina, una delle due fortezze del XVI secolo che proteggevano Cadice dall'accesso all'Atlantico. Oggi quei bastioni, un tempo strategici per la difesa della città, sono diventati luoghi perfetti per fermarsi ad ascoltare il vento e guardare il mare. Direi che, tutto sommato, non è un brutto modo di reinventarsi! Vado soddisfatto a godermi qualche tapas, leggere la sezione culinaria per approfondire, perchè mangiare e bere bene è una delle attività fondamentali dei miei viaggi. Fin dal giorno in cui avevo acquistato il volo mi ero imposto un obiettivo: fare un tuffo nell'oceano! E così raggiungo La Caleta, la piccola spiaggia nel cuore della città, incorniciata dai castelli di San Sebastián e Santa Catalina. Un luogo storicamente legato alla vita dei pescatori e oggi amatissimo dai gaditani per passeggiare, incontrarsi e godersi il mare. Dopo una giornata trascorsa a inseguire storie, vicoli e tracce di civiltà, abbandonarsi davanti all'Atlantico è la conclusione contemplativa che ci voleva. Letteralmente abbandonarsi, perché finisco per dormire circa due ore e mi risveglio con i primi sintomi di un'ustione solare! 😂 Raccolte le mie cose e recuperata la dignità, mi incammino verso la stazione degli autobus passando per Avenida Campo del Sur, il celebre viale costiero che costeggia il margine meridionale del centro storico, con l'Atlantico sempre lì, a ricordarti dove ti trovi. Due ore di autobus e sono di nuovo a Siviglia, con una giornata intensa alle spalle, qualche foto in più e la soddisfazione di aver scoperto una città che, nel bene e nel meno bene, mi ha lasciato qualcosa.
"La ciudad que sonríe", la città che sorride, quattro semplici parole che catturano lo spirito luminoso di Cadice
A Siviglia ero già stato durante il mio tour on the road tra Malaga e Siviglia del 2024, che potete recuperare QUI. Ho quindi sfruttato le due mezze giornate abbondanti, tra arrivo e ripartenza, per recuperare qualche tappa rimasta in sospeso e, soprattutto, godermi ancora un po' le vibes andaluse di questa splendida città! Venerdì 16 fa un caldo decisamente poco autunnale, quindi esco con calma, dopo le 16:30. Dal mio ostello, in posizione strategica, raggiungo in una decina di minuti Plaza del Cabildo, un piccolo gioiello nascosto a due passi dalla Cattedrale. Nella caotica zona della Giralda basta svoltare in un vicolo per ritrovarsi in un altro mondo: una piazzetta circolare, portici affrescati e il suono della fontana. Un angolo tranquillo e pittoresco dove fermarsi qualche minuto, lontano dal caos turistico. E pensare che basta davvero girare l'angolo! Proseguo verso sud per visitare l'Archivo de Indias, uno dei cinque archivi centrali di Stato spagnoli, che custodisce documenti fondamentali per ricostruire la storia dell'Impero spagnolo nelle Americhe e nelle Filippine. Ci tenevo particolarmente perché adoro le biblioteche dal sapore antico: quei luoghi silenziosi che sembrano custodire secoli di storie e che hanno un fascino tutto loro. L'Archivo ha decisamente quell'atmosfera, con un bonus non trascurabile: l'ingresso è gratuito. Da qui prendo il trenino che porta nei pressi di Plaza de España. L'avevo già visitata durante il viaggio precedente, anzi era stata la mia prima tappa, al mattino presto, quando ancora non c'erano turisti né le onnipresenti barchette a disturbare i riflessi sull'acqua. Ma questa piazza merita di essere vista in tre momenti diversi: nella quiete del mattino, quando è piena di vita e illuminata la sera. Questa volta recupero le ultime due versioni e posso confermare che il consiglio è valido! Nel pomeriggio, inoltre, capita di imbattersi in esibizioni di flamenco dal vivo: un'esperienza da non perdere per immergersi davvero nell'atmosfera andalusa. Mi concedo poi una passeggiata nel Parque de María Luisa. Non è il periodo migliore per apprezzarlo dal punto di vista estetico, complice la vegetazione ancora provata dalla stagione secca, ma resta un ottimo posto per trovare un po' d'ombra e sfuggire al caldo. Proseguo lungo il Guadalquivir, godendomi il sole che cala e concedendomi l'immancabile birra seduto lungo il fiume. Perché visitare una città è bello, ma farlo con una cerveza in mano
migliora decisamente l'esperienza! Per l'ultima tappa devo aspettare che faccia buio: voglio salire su Las Setas, l'impressionante struttura in legno conosciuta come la più grande del mondo nel suo genere. La passerella panoramica permette di ammirare Siviglia dall'alto, accompagnati da uno spettacolo di luci multicolori davvero suggestivo. La vista merita, ma il prezzo un po' meno: 16 € per una visita che può durare poco più di dieci minuti, a seconda di quanto tempo dedichiate alle foto. Concludo la serata passeggiando tra le strade del centro, animate dalla consueta confusione del venerdì sera. Siviglia sa essere monumentale, romantica e caotica, ma anche incredibilmente rilassata: basta trovare il proprio angolo, sedersi con una birra e lasciarsi trasportare dal ritmo della città. A quel punto, dopo una giornata iniziata con calma e finita a camminare ovunque, non resta che tornare in ostello e crollare a letto! Lunedì ho il volo alle 20.10 e ne approfitto per svegliarmi con calma alle 9, anche perchè in Spagna la vita inizia tardi. Ho soltanto due tappe in programma e nessuna intenzione di correre. Voglio godermi le ultime ore a Siviglia senza l'ansia di dover spuntare una lista infinita di luoghi. Inizio dal quartiere di Triana, uno dei più antichi e popolari della città, con una forte identità legata alla tradizione gitana e al flamenco. La prima tappa è il suo celebre mercato, che speravo di trovare ancora autentico e legato alla vita quotidiana dei sivigliani. Purtroppo, anche qui il turismo ha lasciato il segno: molti banchi tradizionali di frutta, verdura, carne e pesce hanno ormai ceduto il posto a taperie e negozi di souvenir. Peccato, perché è proprio quell'atmosfera genuina che cerco quando visito un mercato. Nonostante questo, Triana merita assolutamente una passeggiata senza fretta. Mi perdo tra le facciate colorate, entro nella chiesa principale del quartiere e mi godo le sue strade, lasciando che sia la curiosità a guidarmi. Trascorro qui il resto della mattinata, senza orari serrati né corse da una parte all'altra Sotto il caldo torrido mi avvio verso un quartiere decisamente fuori dai classici giri turistici, famoso per essere l'anima creativa di Siviglia: La Macarena. Dopo una camminata di circa mezz'ora raggiungo l'Alameda de Hércules, dove mi ritrovo circondato da giovanissimi studenti d'arte intenti a dipingere, tra angoli colorati e numerosi murales. Qui mi diverto a fare quello che mi piace di più quando esploro un quartiere alternativo: andare a caccia di street art, cercando quanti più murales possibili e perdendomi tra le vie senza una meta precisa. La cosa bella? Sono praticamente l'unico turista in giro! Finalmente un posto dove non devo sgomitare per fare una foto e dove sembra di sbirciare nella vita quotidiana della città, lontano dai soliti itinerari. Per il mio ultimo pasto a Siviglia scelgo una bodega tipica, di quelle in cui si parla esclusivamente spagnolo e il menù sembra pensato più per i locali che per i visitatori. Anche le tapas sono lontane dai circuiti turistici, ma per raccontarvi cosa ho mangiato c'è una sezione apposita: vi rimando quindi alla parte culinaria! A questo punto posso ritenermi soddisfatto: torno in ostello a recuperare le mie cose e mi avvio verso l'aeroporto. Si chiude così il mio weekend andaluso, tra città meravigliose, caldo fuori stagione, tapas e qualche inevitabile imprevisto. Ma soprattutto, con quella sensazione di leggerezza e allegria che la Spagna riesce a trasmettermi ogni volta. E che, puntualmente, mi fa già pensare a quando sarà la prossima occasione per tornare!
"A Siviglia non s'invecchia. È una città in cui si sfuma la vita in un sorriso continuo, senz'altro pensiero che di godersi il bel cielo, le belle casine, i giardinetti voluttuosi" (Edmondo De Amicis)