Prepararsi al meglio

L'Andalusia era sulla mia TODO list da tempo immemore, ma è sempre stato difficile incastrarci un viaggio breve dei miei. Per fortuna, il ponte dei Santi 2024 è caduto benissmo, visto che il primo novembre era di venerdì. Un solo giorno di ferie, preso per il giovedì 31, ed ecco che è venuta fuori una mini vacanza di 72 ore, ad ora la più lunga di questo mio progetto. Molta flessibilità per trovare l'aereo, in quanto prezzi convenienti per questo ponte si potevano trovare solo su Milano o Roma; ed è così che ho trovato il volo d'andata da Malpensa a Malaga alle 6.30 del mattino e il ritorno sulla stessa tratta alle 9.45 della domenica successiva. Il volo su Malaga ha ovviamente influenzato l'itinerario, che ho disegnato tra questa bellissima città e Siviglia; in futuro, conto di fare altri mini itinerari per vedere anche le varie Granada, Cordova, Jerez, ecc.

Circa 80 euro per un a/r Malpensa-Malaga che, considerando il ponte, direi è stato un vero affare.
I viaggi on the road necessitano di un'auto a noleggio; inoltre, i piccoli paesi andalusi arroccati sui monti, sono impossibili da raggiungere con i mezzi. Ho trovato un noleggio clamoroso con la Delpaso Car Hire: 18 euro di macchina + 35 di assicurazione full-risk per 3 giorni!! Un consiglio per risparmiare sui parcheggi: scaricate la app APK2, perchè molti parcheggi in Andalusia sono convenzionati con questo servizio e si possono ottenere risparmi notevoli (es. a Siviglia ho pagato 11.95 per 24 ore invece che 24.95!!).
C'è da mettere in conto solo la benzina (ed eventuali parcheggi), in quanto, tutte le città andaluse si girano benissimo a piedi. Il carburante in Spagna costa ancora meno di 1.6 euro al litro e me la sono cavata con circa 52 euro, e considerate che ho percorso 550km!
Lo ammetto: stavolta non avevo assolutamente voglia di condividere camerate con altre persone 😅. La tecnica che ho usato è stata quella di cercare le accomodation, per quanto possibile, lontane dalle città. La prima sera ho pernottato in una camera singola (con bagno condiviso, ma ero l'unico cliente) di Casa Carmen: un grazioso appartamento di Farajan, tradizionale paese andaluso a metà strada tra Malaga e Siviglia, al costo di 25 euro. A Siviglia, essendo una città molto turistica, e quindi carissima, sono riuscito a trovare una camera singola all'ostello Central Sevilla, sempre con bagno condiviso, al costo di 35 euro. La struttura si è rivelata ideale in quanto situata a 10 minuti dal centro storico, purtoppo è in una zona molto caotica e quindi sono necessari i tappi per le orecchie (almeno per chi ha il sonno leggero come me). L'ultima sera, che mi sono avvicinato nuovamente all'aeroporto di Malaga, ho trovato un'ottima soluzione su Airbnb, con una camera con bagno privato in zona Churraria, a 10 minuti di auto dall'aeroporto di Malaga: 30 euro, zona tranquillissima e con tanti ristoranti vicini.
Al netto del costo del volo, tra le spese per l'auto (noleggio, benzina, parcheggi, pedaggi), dei pernotti, dei pasti, degli ingressi ai vari siti e qualche vizio vario, il soggiorno è costato circa 350 euro (viaggiare da soli con un'auto fa lievitare il prezzo finale).
L'Andalusia è una di quelle aree dove la media è sempre sopra i 20 gradi ma, essendo Novembre, il rischio pioggia e abbassamento temperature notturno è comunque alto. Sono stato sempre a maniche corte durante il giorno, ma tenevo dietro un piccolo giacchetto impermeabile e una maglietta tecnica in lana da usare durante le prime luci del mattino.


Giorno 1 - Malaga

Atterrato puntuale alle 9. Perfetto. Spaccato. Poi però: fila per il noleggio auto, ricerca parcheggio in centro (circa 25 minuti di guida), un paio di imprecazioni toscane sussurrate con affetto…e si parte davvero alle 11. Segnatevi il Parcheggio Atlantida: coperto, controllato, a 10 minuti a piedi dalla cattedrale, 2 euro l’ora. Onesto. Dopo una colazione tipica (ne parlo nella sezione culinaria, e vi verrà fame), mi dirigo verso il Mercado Central de Atarazanas. Signori, il mercato è sempre il cuore di una città. Profumi, voci, bancarelle colorate, venditori che ti parlano come se fossi loro cugino. Passeggiando tra le viuzze del centro storico si arriva alla maestosa Cattedrale di Malaga. Costruita dopo l’arrivo dei cristiani su un precedente avamposto musulmano, raccoglie secoli di storia andalusa. Ingresso 10 euro con audioguida inclusa. La chiamano “La Manquita” perché le manca una torre. In pratica è una cattedrale…lasciata a metà. Molto spagnola: si inizia con entusiasmo, poi si va a tapas (ok questa era pessima). La visita però è fondamentale per capire Málaga in un colpo solo. Uscito dalla cattedrale, ho letteralmente rotolato verso sud fino alla Muelle Uno. Passeggiata modernissima sul porticciolo, piena di chiringuiti, bancarelle vintage e turisti felici. Si arriva fino alla spiaggia della La Malagueta, dove tutti fanno la foto con la scritta gigante sulla sabbia. Io compreso. Perché siamo alternativi…ma fino a un certo punto. Ora di pranzo. Rotta verso il locale prescelto, passando per la vivace Plaza de la Constitución e la pittoresca Calle San Agustín. Tapas. Plurale obbligatorio. Perché una tapa sola è tristezza. Rifocillato a dovere (forse anche troppo), ero pronto per il percorso storico. E qui inizia la salita. E la digestione si complica. Si parte dal Teatro Romano di Malaga, ingresso gratuito, e si sale verso l’Alcazaba di Malaga, ultimo grande avamposto musulmano rimasto in città. Già qui il panorama inizia a farti dire: “Vabbè dai, ne valeva la pena.” Ma non è finita. Si continua fino al Castello di Gibralfaro, che un tempo proteggeva tutta Málaga. Del castello restano soprattutto le mura, ma che mura! Panorama a 360°:

mare, porto, centro storico, montagne. Una cartolina viva. Biglietto combinato Alcazaba + Castello: 5,50 €. Prezzo quasi offensivo per quello che offre. E cosa meravigliosa: i biglietti si fanno direttamente alle macchinette fuori dagli ingressi. Zero ansia da prenotazione online. Molto rilassante. Málaga è piena di musei. Ho dovuto fare scelte drastiche, tagliando tutto (compreso il Museo Picasso Málaga). Nei viaggi brevi bisogna essere spietati. Si seleziona. Si soffre. Si promette di tornare. Alle 18 si riparte in direzione Faraján, il villaggio dove avrei dormito. Due ore di strada tra curve, montagne e luce dorata. Málaga, nonostante la toccata e fuga, mi ha travolto subito: giovane, dinamica, aperta…viva. Una città che non ti guarda dall’alto in basso. Ti prende per mano e ti dice: “Tranquillo, amigo. Prima il sole, poi il resto.” E sinceramente, come darle torto? 🌞

“Quando si è giovani, si è giovani per tutta la vita” (Pablo Picasso)



Giorno 2 - Juzcar, Ronda e Setenil de las Bodegas

Le grandi città andaluse, con i loro richiami arabi e i palazzi monumentali, hanno reso famosa la regione. Ma è l’entroterra rurale — quello delle curve infinite, dei villaggi arroccati e delle case bianche che riflettono il sole come specchi — a renderla unica. Questi borghi sono conosciuti come Pueblos Blancos. E tra Málaga e Siviglia non potevo non visitarne alcuni. Prima tappa a soli 10 minuti da Faraján: Júzcar. Nel 2011, per promuovere il film dei Puffi, il paese venne scelto come villaggio ufficiale. Risultato? Tutte le case dipinte di blu. Doveva essere temporaneo. Non lo è stato. Oggi l’hype è calato, ma troverete ancora murales, funghetti giganti e soprattutto tutti gli edifici principali rigorosamente blu: municipio, scuola, farmacia, chiesa, persino il cimitero. Consiglio spassionato: arrivate entro le 9. Troverete tutto chiuso, sì. Ma anche un silenzio irreale che rende l’atmosfera quasi magica (o inquietante, vedete voi 😅). Parcheggiate vicino all’Hotel Bandolero: uno spiazzo si trova sempre. In meno di un’ora avete visto tutto, senza Puffi che vi camminano tra le gambe. Mezz’ora di auto e si arriva a Ronda. Arroccata su un altipiano di oltre 150 metri, con una gola spettacolare che divideva i quartieri antichi. Per secoli una parte prosperava, l’altra arrancava. Poi nel ‘700 iniziarono i lavori del leggendario Puente Nuevo. Un ponte che non unisce solo due lati di roccia, ma due anime della città. Strategia anti-folla: arrivate presto, dopo le 10 diventa una processione, e parcheggiate al Parking Ronda (circa 2€/h). Dal vicino Mirador de María Auxiliadora parte il sentiero panoramico. È un percorso con un po’ di dislivello, quindi primo consiglio: “Fate subito la parte più lontana, quando c’avete ancora fiato”. Andate verso l’Arco Arabo, poi rientrate e scendete al Desfiladero del Tajo (5€), dove un sentierino vi porta praticamente sotto le fondamenta del ponte. Guardando in su vi sentirete piccoli. Molto piccoli. Risalite, attraversate il ponte, perdetevi tra le case bianche e non mancate il Mirador de Aldehuela e il Mirador de Aves. Ogni angolazione è diversa. Ogni foto sembra una cartolina. Se volete, c’è anche un piccolo museo dentro il ponte (2,50€). Economico, come piace a noi. Pausa Churros e via verso la prossima meta.

Mezz'ora circa di auto ed eccoci al capolavoro della giornata: Setenil de las Bodegas. Un pueblo blanco costruito letteralmente sotto enormi rocce. Le case non sono “vicino” alla montagna. Sono dentro la montagna. Parcheggi “gestiti” da volontari che chiedono 5€. Abusivi? Non lo so. Alternative? Poche. In 10 minuti a piedi siete nelle famose vie coperte. Qui non ha senso un itinerario rigido. Vi perderete comunque. Il mio giro: Cuevas de la Sombra (la più scenografica, tutta coperta), salita verso Calle Vilchez, discesa su Calle Vega, la strettissima Calle Herrería, Plaza de Andalucía, scalinata di Calle Villa fino alla Parrocchia di Nuestra Señora de la Encarnación. Dal belvedere vista incredibile sulle case incastrate nella roccia. Poi giù di nuovo verso Calle Cuevas del Sol. Pranzo lì. Pesce fresco. Sole. Roccia sopra la testa. Un’esperienza che rasenta il surreale. Ultima salita verso il Mirador del Carmen per il panorama finale. Tre villaggi. Tre anime completamente diverse. Una meraviglia continua per occhi e spirito. Con calma mi sono rimesso in auto verso Siviglia, circa 90 minuti di strada. E lasciatemi dire una cosa: guidare in Andalusia è poesia per chi ama stare al volante. Curve morbide, rocce gigantesche, villaggi bianchi che spuntano all’improvviso come miraggi. Ti viene voglia di fermarti ogni dieci minuti. E spesso lo fai. Andalusia non è solo da visitare. È da attraversare lentamente. Con il finestrino abbassato e il sole che ti scalda la faccia. 🌞

"Credo che sia del paese di Gesù, a due passi dal paradiso." (Prosper Mérimée)



Giorno 3 - Siviglia

Visitare Siviglia in una “giornata lavorativa” è un atto di coraggio. Ma per vedere i luoghi simbolo basta organizzarsi e camminare con decisione. La città è perfetta da girare a piedi, da sud a nord: da Plaza de España fino alla Plaza de Toros de la Real Maestranza. E si parte presto. Molto presto. In Plaza de Españaa rrivate prima delle 9. Quando non c’è nessuno. Quando il canale è immobile, senza barchette che sfrecciano. Quando le ceramiche colorate sembrano accendersi da sole. È un’esplosione di azulejos, riflessi e simmetrie perfette. Ti viene voglia di metterti a ballare il flamenco anche se sei rigido come un manico di scopa. Una volta sazi di bellezza, si cammina verso il centro. Si entra nel Barrio de Santa Cruz. Vicoli stretti, balconi fioriti, piazzette improvvise. Qui non si segue Google Maps. Qui si gira a sentimento. E senza quasi accorgersene vi ritrovate nel cuore pulsante della città: tra la Giralda e il Real Alcázar di Siviglia. Per Alcázar e Cattedrale bisogna comprare i biglietti con largo anticipo. Anche un mese prima. Altrimenti fate un’ora di fila sotto il sole, sperando che sia rimasto qualcosa. Io avevo: Alcázar ore 10:30 – 14,50€ sul sito ufficiale; visita guidata Cattedrale + ingresso Giralda ore 12 – 20€ sempre sul sito ufficiale. E vi dirò: la visita guidata alla Cattedrale la consiglio a prescindere. Il Real Alcázar di Siviglia è stato il mio preferito in assoluto. Architettura musulmana allo stato puro: cortili decorati come merletti, saloni maestosi, giardini curatissimi, giochi d’acqua che sembrano studiati da un poeta. E le terme sotterranee? Atmosfera da Mille e una notte. Avrei voluto restarci due ore abbondanti. Ne avevo solo 90 "da contratto". Un sacrificio. La Cattedrale di Siviglia è immensa. Dentro c’è l’altare più grande del mondo. Ed è davvero gigantesco. C’è anche il mausoleo con i resti di Cristoforo Colombo. Sì, quello vero. Poi la salita alla Giralda. 90 metri. Un’unica fila compatta. E altre mini-file in cima per affacciarsi alle grate e vedere il panorama. Onestamente? Alle 12:30 è un’esperienza un po’ troppo intensa anche per i miei gusti. Ma la vista ripaga. Tappa successiva: la Plaza de Toros de la Real Maestranza. La corrida qui è ancora purtroppo molto radicata. Tradizione che fa discutere, e non poco. Entrare però ha il suo fascino: l’arena gialla, le gradinate bianche, l’ordine geometrico

perfetto. Biglietto 10€ (un po’ caro per la parte visitabile). Compratelo online scansionando il QR ai cancelli, così saltate la fila. Visita veloce, a meno che non vogliate approfondire il museo interno. Ultima tappa: Triana. Attraversate il Puente de Triana e vi trovate in Calle Betis, piena di case colorate e bar animati. Ma il vero spirito di Triana lo sentite appena vi infilate nelle vie interne. Un tempo quartiere di reietti, banditi, gente “non gradita”. Oggi anima popolare della città. Orgogliosa, identitaria, quasi gelosa della propria storia. Non a caso la chiamano “Repubblica indipendente di Triana”. Per me era tempo di rientrare verso Málaga (circa 2 ore e 30). Ripresa auto al parcheggio Arjona (comodissimo con app). Durante il ritorno ho fatto tappa a Estepa, patria dei mantecados. Ma quella è un’altra storia. Molto dolce. Troppo dolce. A presto, Andalusia. Sei stata sole, roccia, azulejos, salite, tapas e chilometri. E come direbbe un toscanaccio in terra spagnola: “Ragazzi, qui c’è da tornarci. Ma con calma…e con più tempo per mangiare.” 🌞

"Quièn no ver sevilla, no vè maravilla (trad.: “Chi non vede Siviglia non vede meraviglia”)" (motto spagnolo)